“Arrivederci Roma”

La situazione a Roma è decisamente critica. Oggi quando si parla di Roma non si parla più di Fontana di Trevi, Trinità dei Monti, Piazza Navona, Colosseo, ecc. ma si parla di ex militanti della Banda Della Magliana e dei NAR e di importanti legami con le istituzioni. Ma andiamo con ordine.

La Banda Della Magliana è una delle più importanti organizzazioni criminali mai esistite. Nasce all’inizio degli anni ’70 ed è presente soprattutto a Roma e provincia. E’ responsabile di numerosi omicidi illustri ed è protagonista della guerra contro il Clan Proietti dove venne ucciso uno dei capi storici della Magliana, Franco Giuseppucci.

Tra i boss storici ci sono Maurizio Abbatino, collaboratore di giustizia, Danilo Abbruciati, ucciso nel 1982, Enrico De Pedis, ucciso nel 1990 e Massimo Carminati,  attuale capo e definito da molti l’ultimo Re di Roma.

Antonio Mancini, collaboratore di giustizia, afferma che Roma è ancora in mano alla Banda della Magliana. Adesso non spara più ma fa affari più importanti.

Alcuni giornalisti affermano che oltre a Massimo Carminati, Roma è gestita da altri 3 re: Michele Senese che domina i quartieri orientali e la fascia Sud-Est della città e Carmine e Giuseppe Fasciani che controllano la zona di Sud-Occidentale che arriva fino ad Ostia. All’interno del territorio di Senese c’è un’enclave in mano ai Casamonica che spadroneggiano nella zona tra Anagnina e Tuscolano e fanno affari di droga con la zona dei Castelli; con l’arresto del boss Peppe Casamonica, alla guida del clan subentra la moglie.

In passato tutti questi boss o erano componenti dei NAR, Nuclei Armati Rivoluzionari, o ne erano strettamente legati.

BUSINESS. Il business principale è la cocaina: viene spacciata in quantità tripla rispetto a Milano, un affare da decine di milioni di euro al mese, un’invasione di droga che circola in periferia, nei condomini della Roma bene e nei palazzi del potere, garantendo ricchezza. Gli importatori fanno arrivare la cocaina principalmente dalla Colombia, dal Venezuela o dai Balcani: il fatturato è di centinaia di milioni di euro.

CITTA’ APERTA. Per le grandi mafie Roma resta una città aperta. Possono investire liberamente in ristoranti, negozi e immobili a patto di non pestare i piedi ai quattro re. Da Palermo si sono trasferiti nel tempo molti boss come Nunzia e Benedetto Graviano, ex capomafia di Brancaccio. Secondo molti giornalisti e magistrati, operano al nord, in zona Flaminia, nel territorio di Carminati, anche alcuni componenti della ‘ndrangheta di Africo, in particolare i Morabito. Ovviamente non comandano loro: nella Capitale per qualunque operazione illecita devono chiedere l’autorizzazione dei sovrani capitolini e riconoscergli la percentuale.

ACCORDO DI PACE. I quattro re e le grandi cosche hanno raggiunto un accordo, nel 2011: niente più omicidi di mafia nella Capitale. Il patto è stato siglato dopo che i boss hanno appreso dell’arrivo a Roma del nuovo procuratore Giuseppe Pignatone. Questa strategia “fantasma” è stata applicata anche da Bernardo Provenzano (Cosa Nostra), dopo l’arresto di Riina nel 1993.

BATTERIA DI PONTE MILVIO. Alcuni giornalisti sospettano che a Roma, vicino Ponte Milvio, scorazza una banda ben più pericolosa dei gruppi organizzati di innamorati che si spingevano fin qui per legare alle ringhiere la loro promessa di fedeltà. Si parla di una cosca fatta da manager, vecchi terroristi neri, imprenditori rossi, politici e reduci della Magliana. E’ una banda molto pericolosa il cui capo è Fabrizio Piscitelli, capo ultras degli Irriducibili della Lazio. Questa banda è al servizio dei napoletani insediati a Roma nord tra cui i fratelli Genny e Salvatore Esposito che fanno capo a Michele Senese.

LIBRO NERO. I Carabinieri del ROS (Raggruppamento Operativo Speciale) lo cercano. Quel volume è prezioso, forse il documento più importante che esista oggi in Italia, perché è in grado di alimentare un colossale gioco di ricatti come non si era visto dai tempi della P2. Quelle pagine contengono un romanzo criminale fatto di nomi e di cifre: l’elenco completo di anni di mazzette e di investimenti, la mappa completa di un tesoro fatto di quattrini e relazioni che finora è stato ricostruito solo in piccola parte. Tutte le tracce per quel libretto portano a Londra, dove sono “rifugiati” molti ex dell’eversione nera e dove Carminati ha molti amici, che negli ultimi anni si sono presi cura anche di suo figlio, spedito lì in fretta e furia. Per gli investigatori, i contatti londinesi sono stati garantiti dal latitante Vittorio Spadavecchia, un veterano della comunità neofascista di Londra. Egli ha un passato nei NAR, è arrivato in Inghilterra nel 1982, costretto alla latitanza dalle condanne per gli omicidi del commissario della Digos romana, Franco Straullu, e di altri poliziotti.

MAFIA CAPITALE. Nell’inchiesta “Mafia Capitale” sono coinvolti per associazione mafiosa imprenditori, giornalisti, importanti boss come Carminati, Mancini, ‘ndranghetisti, e istituzioni come l’ex sindaco di Roma, Gianni Allemanno.

Questo è un chiaro segnale. La mafia italiana fonda le sue radici in Sicilia, Campania  e Calabria, ma è in tutt’Italia e ha contatti con tutto il mondo. Non dimentichiamolo! Soprattutto, non è più la mafia sanguinaria e terroristica degli anni ’70-’80-’90 ma è una mafia silenziosa che segue una ‘pax mafiosa’. Questo permette di fare affari in completo segreto. Traffici di droga, prostituzione, appalti, tangenti sono le specialità di questo sistema criminale. Ogni volta che si verifica un terremoto o un disagio ambientale si creano occasioni d’oro per mettere mano alle ricostruzioni a volte con l’appoggio  di alcuni personaggi corrotti purtroppo presenti nelle istituzioni.

Ragazzi, impegniamoci a conoscere i problemi di questo Paese per non diventare vittime di un sistema che vuole rubarci il futuro!

FONTI: Espresso, Corriere della Sera, Panorama

 

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