Claudio Lolli – Il grande freddo

Sono già al decimo ascolto, in pochi giorni. “Il grande freddo” può essere considerato il disco alla carriera del grande cantautore, poeta, scrittore e professore bolognese Claudio Lolli. Rispetto al primo “Aspettando Godot” (1972) e ai successivi, storici e indimenticabili “Un uomo in crisi” (1973), “Canzoni di Rabbia” (1975) e “Ho visto anche degli zingari felici” (1976), quest’ultimo lavoro discografico si presenta con sonorità e arrangiamenti moderni, ma con uno sguardo sempre volto al passato. Ciò che non manca nella carriera di Lolli, a differenza di moltissimi altri, è la coerenza. I testi di questo album, in particolare, riescono a miscelare perfettamente argomenti come l’amore con altri grandi valori della vita come il rispetto, l’uguaglianza, l’amicizia. Oggi si abusa troppo di queste parole. Lolli riesce con gradevole stile poetico a differenziarsi dal panorama musicale attuale, disastroso. C’è un pianoforte, dei sassofoni, leggere percussioni e batteria, chitarre, basso e voce. Suoni puliti, senza bisogno di distorsioni o arricchimenti elettronici.
“Il Grande Freddo” è un disco che non può essere ascoltato in macchina o in cuffia per strada. All’arte non si può dare frerra. È necessario che venga apprezzata dedicando il giusto tempo, libretto alla mano. Bisogna acquistare la musica, una copia fisica da maneggiare e sfogliare, profuma, arreda, incuriosce e di certo, per i soldi spesi, fa apprezzare ancor più il lavoro svolto, non solo dai musicisti, ma anche dai grafici. Motivo per cui vorrei ringraziare anche Enzo De Giorgi che ha realizzato disegni davvero splendidi.
Grazie.

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