Rai, di tutto, di più. Questo è lo slogan storico rimasto impresso nella maggior parte degli italiani che hanno superato gli ‘Anta. Era il 3 gennaio del lontano 1953 quando Fulvia Colombo annunciava l’avvio ufficiale delle trasmissioni di Programma Nazionale, ovvero il primo canale televisivo. Le trasmissioni iniziarono l’11 settembre 1949, con lo standard a 625 linee e con una sperimentazione condotta da Corrado. Il segnale arriverà in tutt’Italia il 31 dicembre 1956. La televisione – rigorosamente in bianco e nero, con manopole a cambio manuale – era una prerogativa di pochi, a causa dei costi che comportava. I pochi fortunati scoprirono incantati  il mondo del telequiz italiano, con Mario Riva e il suo “Il Musichiere”, Enzo Tortora,  Renato Tagliani e Mike Buongiorno con “Campanile sera”, Mike Buongiorno con “Lascia o raddoppia?”. Per i più colti e interessati alla politica e all’attualità, nascerà nel 1960 “Tribuna elettorale” e un anno dopo “Tribuna politica”. Era un’occasione per conoscere i volti, la voce e i dibattiti dei leader politici. E per i più sfortunati e analfabeti che non avevano avuto le possibilità economiche di studiare, Alberto Manzi andava in onda ogni giorno con “Non è mai troppo tardi”, un programma che aveva il fine di insegnare a scrivere e a leggere agli italiani. Per i bambini  c’erano i “Giochi senza frontiere” e gli amanti delle serie tv di genere fanta-spionistico seguivano “Agente speciale”. Per gli amanti dello sport andava in onda “La Domenica Sportiva”. Poi c’erano i Ragazzi di Padre Tobia, “i ragazzi più ricchi del mondo” perché avevano tante amicizie. La famiglia si riuniva dalle 20:50 alle 21:00, ogni giorno attorno alla televisione, per guardare il mitico Carosello. Dieci minuti di pubblicità: Calimero e il bucato Ava, Carmencita e Caballero per la il caffè paulista della Lavazza, Jo Condor e la Nutella Ferrero, Capitan Trinchetto e l’acqua Lora Recoaro, il Miele Ambrosoli e le sue caramelle lattemiele, l’Areosol BPD, le caramelle che fanno Du Du Du Du, Dufur … E dopo il Carosello, i bambini tutti a nanna.

Gli anni ’60 sono stati, a mio giudizio, i più belli del nostro secolo. La guerra era ormai solo un triste ricordo, c’era il boom economico ed era ancora presto per “i moti del ’68”, gli anni di piombo e tutto ciò che seguì. Erano gli anni di Canzonissima con Mina, Walter Chiari e Paolo Panelli e di Claudio Villa, Adriano Celentano e Gigliola Cinquetti che vincevano Sanremo. Erano gli anni di Corrado, Pippo Baudo, Enzo Tortora, Mike Buongiorno e Alberto Lupo. Anche il cinema negli anni ’60 aveva il suo fascino. C’erano Aldo Fabrizi, Totò, Alberto Sordi, Monica Vitti, Vittorio De Sica, Fellini, Sophia Loren, i De Filippo, Claudia Cardinale, Ermanno Olmi, Dino Risi, Pietro Germi, Vittorio Gassman, Nino Manfredi, Ugo Tognazzi, Amedeo Nazzari e tanti altri.

Erano altri tempi. La vita era semplice: si chiamava dalla cabina telefonica, si giocava al gioco della campana, si sognava l’Isola di Wight e non quella dei famosi, c’era il fascino della macchina da scrivere e il dolce suono dei suoi tasti, si ascoltava la musica sugli 45 girie quando si prendevano brutti voti a scuola si facevano i conti a casa.

La RAI durante gli anni ’60-’70 aveva quindi un’ importante funzione educativa, oltre che di svago e passatempo. Veniva chiamata mamma RAI e offriva ai cittadini tante tipologie di programmi. Soprattutto, in televisione era vietato dire parolacce.

Oggi dove la vita è sicuramente cambiata – in positivo per certi aspetti e in negativo per altri – la parolaccia, soprattutto in Rai, è diventato un aspetto trascurabile. Tant’è che se ne dicono sempre, nella maggior parte delle serie e dei programmi Tv.

Abbiamo tutto ciò che vogliamo. I computer, gli smartphone, il plasma, Sky, etc. Ma siamo sicuri di aver fatto progressi? Io credo che fra trent’anni – quando ormai i ventenni saranno genitori – si perderanno i principali valori educativi che negli anni ’60-’70 erano il fondamento nella crescita di un bambino. Oggi è triste entrare in un locale e vedere la maggior parte delle persone, maschi e femmine di tutte le età, a smanettare con lo smartphone sul tavolo. Per tanti versi sarei voluto vivere in quegli anni ‘6o.

 

Monoscopio_rca