Facciamo pace!

Nel corso del ‘900 le mafie hanno subito dei forti cambiamenti. Uno tra questi, probabilmente il più importante, è stato verso gli anni ’90. E’ consistito sostanzialmente nella strategia attuata – in primis – da Bernardo Provenzano, storico boss di Corleone, e poi adottata anche in Calabria, Campania e Puglia, della cosiddetta “pax mafiosa”. Se prima degli anni ’90, le mafie fondavano il loro potere e il loro predominio sul territorio con il sangue, con la violenza e tramite la regola del più forte – ci saranno le faide e le guerre di mafia -, in Sicilia, dopo le stragi del ’92-’93 si passerà ad una strategia fantasma, ovvero ad un’ interruzione di guerre tra clan per far procedere gli affari in maniera più silenziosa ed efficace. In questo modo per le forze dell’ordine e per la magistratura è più difficile investigare visto che non c’è oggettivamente un morto su cui indagare. Anche in Campania, la principale e sanguinaria faida – quella tra la Nuova Camorra Organizzata (NCO) di Raffaele Cutolo e la Nuova Famiglia (NF) di Antonio Bardellino e dei Nuvoletta – finirà verso la fine degli anni ’80, con l’ascesa dei Casalesi. Fa eccezione la Faida di Scampia, o di Secondigliano, tra il clan di Lauro e gli scissionisti di Secondigliano, scoppiata dal 2000. Nella Banda della Magliana, organizzazione criminale in attività dal 1976 soprattutto nella zona di Roma, scoppierà una faida interna che vedrà la morte nel 1990 di Enrico De Pedis, capo indiscusso per diversi anni. In seguito ci saranno i pentimenti, gli arresti e le morti di altri importanti capi. Si continua però a fare affari, anche e soprattutto con la politica, e a sparare. Per la ‘Ndrangheta, in Calabria, le faide si prolungheranno anche dopo gli anni ’90; alcune sono ancora in atto. Un esempio è la famosa faida di San Luca – paesino, in provincia di Reggio Calabria, con un altissimo grado di criminalità -, scoppiata nel 19991, tra le famiglie Nirta-Strangio e Pelle-Vottari. In Puglia, ci sono situazioni più varie. A Bari la pax mafiosa c’è stata dopo gli arresti di Savinuccio Parisi – storico boss del quartiere Japigia e non solo – e di Domenico Strisciuglio, detto “Mimmo La Luna” – capo dell’omonima famiglia, tra le più potenti ed estese della città -, avvenuti per il primo nel 1994 e per il secondo nel 2005, quest’ultimo condannato all’ergastolo per omicidi e fatti avvenuti dal ’98. Ci sono state, inoltre, la Faida nel Brindisino (dal 1989 al 1991), la Faida di Taranto (dal 1988 al 1993) e la Faida del Gargano (conclusa nel 2004).

In effetti, continuare a spararsi tra loro, non porta niente di buono per nessuno. C’è da dire, però, che finché qualcuno vorrà ottenere il predominio su una zona, espandendosi in quartieri e province controllati da altri clan, le rivalità e le faide ci saranno sempre.

In Sicilia – caso più eclatante e conosciuto a livello nazionale – dopo le bombe del ’92-’93 (la Strage di Capaci il 23 maggio 1992 e la Strage di via d’Amelio a  il 19 luglio 1992 a Palermo, il fallito attentato a Maurizio Costanzo in via Fauro il 14 maggio 1993 a Roma, la Strage di via dei Georgofili tra il 26 e il 27 maggio 1993 a Firenze, Strage di via Palestro il 27 luglio 1993 a Milano e il fallito attentato allo stadio Olimpico di Roma il 31 ottobre 1993) ad opera di Cosa Nostra, non solo si è passati ad un silenzio stampa generale tra le famiglie mafiose – dettato dai corleonesi vincenti delle due guerre di mafia, scoppiate nel ’62 e nell’81 -, ma si è arrivati alla trattativa Stato-Mafia. Approfondirò il lunghissimo tema della Trattativa in futuro.

Mi interessa dirvi che i clan mafiosi, nella maggior parte delle situazioni, hanno scelto, volenti o nolenti, di fare pace. Lottare contro la mafia è diventato quindi più difficile perché i metodi di “far mafia” sono cambiati.   

Precedente L'America di Oriana Fallaci e di Pier Paolo Pasolini Successivo Alto tradimento: Silvio, “insieme a te non ci sto più”