Ieri mattina, 20 agosto 2015, si sono svolti a Roma, nella chiesa di San Giovanni Bosco, i funerali di Vittorio Casamonica. Vittorio Casamonica è stato uno dei più importanti boss dell’omonima famiglia che per anni ha operato nella zona di Roma e dei Castelli Romani, compiendo attività illegali: traffico di stupefacenti, usura, influenza sulle elezioni politiche, gestione degli eventi festivi del litorale del Lazio. Parlando di politica non dimentichiamoci che alla vigilia delle elezioni comunali di Roma del maggio/giugno 2013 è stata pubblicata, su alcuni giornali nazionale e regionali, una foto che riprendeva il candidato e sindaco uscente Gianni Alemanno con Luciano Casamonica, incensurato ma ritenuto uno dei boss del clan. Del resto Gianni Alemanno non è nuovo a questo tipo di frequentazioni. Ricordiamo importanti agganci con ex-membri della Banda della Magliana e dei Nuclei Armati Rivoluzionari, come Massimo Carminati. Suo cugino Pino Rauti è stato segretario del Movimento Sociale Italiano. Ritorniamo alla giornata di ieri. Avete mai assistito ad un funerale con i cavalli neri che tirano una carrozza antica d’oro, con una folla di gente che accompagna la salma, con la banda che intona le musiche del Padrino e con un elicottero che lancia petali rosa? Io no. Tra le frasi oscene scritte sui cartelloni appesi e mostrati al corteo funebre mi sono rimaste impresse queste due: “Re di Roma” con il fotomontaggio del Colosseo e “Hai conquistato Roma, ora conquisterai il Paradiso”. Ecco, riflettiamo. Tutti sapevano chi fosse Casamonica e che poteri avesse nelle mani. Paradossalmente, capisco il dolore della gente e l’affluenza di persone che hanno partecipato a questa celebrazione. E’ questo che mi fa rabbia! In vita Vincenzo Casamonica è stato visto come un salvatore, come un uomo che ha dato lavoro e che ha fatto gli interessi del popolo. Altro che lo Stato! … E purtroppo, a grandi linee, è stato così e ce ne dobbiamo fare una ragione. Non oso pensare che cosa succederà quando moriranno i vari Totò Riina, Bernardo Provenzano e Raffaele Cutolo. Fino a quando lo Stato non si sostituirà alla mafia, soprattutto nei ceti sociali più poveri, più vulnerabili e soggetti alle infiltrazioni, ci dovremo aspettare celebrazioni e osannate di questo tipo.

Ma ciò che più ci deve far riflettere è il comportamento incoerente della Chiesa Cattolica; a dicembre 2006 il cardinale Ruini – vicario generale per la Chiesa di Roma – si è opposto ai funerali del giornalista, attivista politico e grande lottatore per il diritto dell’eutanasia Piergiorgio Welby. Ieri invece, Don Giancarlo Manieri, il parroco che ha celebrato i funerali, si è difeso dicendo che «in ogni caso questo è l’anno della Misericordia come avrei fatto a cacciare via la gente? Se qualcuno mi chiede un funerale per un defunto io lo celebro a meno che non ho indicazioni dall’alto come avvenuto per Piergiorgio Welby quando il cardinale Ruini disse di ‘no, mi assumo la responsabilità’. Cosa che in questo caso non c’è stata».

Da queste parole si intuisce che il parroco ha consultato i suoi superiori. Perché le indicazioni dall’alto non sono arrivate anche in questo caso? Paura? Opportunità? Oramai dalla Chiesa si rimane sempre più delusi. Sicuramente, quei parroci che l’hanno più degnamente ed eroicamente rappresentata, penso ai don Milani, ai don Peppe Diana, ai don Pino Puglisi, ai don Luigi Ciotti, ai don Andrea Gallo, si staranno rivoltando nella tomba.

Sono indignato. Sfido chiunque, sano di mente, con un po’ di coerenza, onestà e buon cuore, a non esserlo.

 

«E’ importante parlare di mafia, soprattutto nelle scuole, per combattere contro la mentalità mafiosa, che è poi qualunque ideologia disposta a svendere la dignità dell’uomo per soldi. Non ci si fermi però ai cortei, alle denunce, alle proteste». (Pino Puglisi)

«Non c’è bisogno di essere eroi, basterebbe ritrovare il coraggio di aver paura, il coraggio di fare delle scelte, di denunciare. La Camorra riempie un vuoto di potere dello Stato che nelle amministrazioni periferiche è caratterizzato da corruzione, lungaggini e favoritismi. La Camorra rappresenta uno Stato deviante parallelo rispetto a quello ufficiale, privo di burocrazia e d’intermediari che sono la piaga dello Stato legale». (Peppe Diana)

 

FONTI: FotoIl Messaggero