Care ragazze e cari ragazzi,

mi è risultato impossibile non scrivere queste poche righe. Oggi, 23 settembre 2015, ricorre l’anniversario della morte di Giancarlo Siani, giornalista ucciso dalla camorra esattamente trent’anni fa, il 23 settembre 1985.

Nato il 19 settembre 1959 a Napoli, Giancarlo si diplomò con il massimo dei voti presso il Liceo classico Vico. Mentre frequentava l’università, iniziò a scrivere su alcuni periodici napoletani, fondando assieme ad alcuni giornalisti il Movimento Democratico per il Diritto all’Informazione (M.D.D.I.). Successivamente iniziò un’importante collaborazione come corrispondente da Torre Annunziata, comune in provincia di Napoli, per il quotidiano Il Mattino di Napoli. Si occupò principalmente di cronaca nera e quindi, a quei tempi più che mai, di camorra. In particolare, scoprì una serie di affari illeciti riguardanti il boss locale Valentino Gionta che, da pescivendolo ambulante, era diventato uno dei più importanti esponenti del business del contrabbando di sigarette e, successivamente, di stupefacenti.

Siani con un suo articolo accusò il clan Nuvoletta, alleato dei Corleonesi di Totò Riina, e il clan Bardellino, esponenti della “Nuova Famiglia”, di voler spodestare e vendere alla polizia il boss Valentino Gionta, divenuto pericoloso, scomodo e prepotente, per porre fine alla guerra tra famiglie. Ma le rivelazioni, ottenute da Giancarlo grazie ad un suo amico carabiniere e pubblicate il 10 giugno 1985, indussero la camorra a sbarazzarsi di questo scomodo giornalista. [1]

Il 23 settembre 1985, appena arrivato a casa, a bordo della sua Citroen Mehari, Giancarlo Siani venne ripetutamente sparato da una squadra di almeno due assassini.La verità venne a galla dopo dodici anni. La corte d’assise di Napoli, il 15 aprile 1997, condannò all’ergastolo i mandanti dell’omicidio Angelo Nuvoletta e Luigi Baccante, e i suoi esecutori materiali Ciro Cappuccio e Armando Del Core.

Per meglio conoscere ed inevitabilmente apprezzare la figura carismatica, l’impegno sociale, la bravura, la simpatia e il coraggio di Giancarlo Siani, vi consiglio la visione del film Fortapàsc, diretto da Marco Risi, e il documentario intitolato “L’estate sta finendo, storia di Giancarlo Siani, che domani sera andrà in onda su Rai Storia dalle ore 21:30.

Vorrei inserire alcune parole estratte, in merito ad un ricordo di Giancarlo Siani, da un’intervista che ho avuto l’onore fare ad Arnaldo Capezzuto, giornalista napoletano da anni impegnato sul territorio e nella denuncia alla camorra: «Frequentavo il secondo anno delle scuole superiori, avevo solo 15 anni. Non sapevo di camorra, clan, boss, affiliati, logiche di morte. Entrai in aula, c’era la mia professoressa d’italiano, Starace, un vero Pit Bull. Era rivolta con le spalle alla classe. Nessuno fiatava. Avevamo il terrore che interrogasse. Esitava. Si voltò. Piangeva. Gli occhi pieni di lacrime. Depose la maschera di professoressa arcigna e dura d’animo. Con un filo di voce, stringendo la mazzetta dei giornali tra le mani, ci parlò con il cuore in mano di quel giovane cronista. La vicenda tragica di Giancarlo Siani è stata la scintilla che ha fatto decidere a molti della mia generazione di fare i cronisti. Quando ho ricevuto svariate minacce per alcune inchieste in particolare per l’omicidio di Annalisa Durante a Forcella in una lettera i camorristi mi avvisarono : “Farai la fine di Siani”. Non solo ho fatto condannare giudiziariamente i miei minacciatori ma quella sentenza l’ho dedicata proprio a Giancarlo. »

Questo invece è uno dei ricordi più belli che Paolo Siani ha di suo fratello Giancarlo: « Di noi due, insieme, conservo l’immagine di una giornata a Roma, a una marcia per la pace. Io col gesso che gli dipingo in faccia il simbolo anarchico della libertà. E lui che mi sorride. »

 

[1] Wikipedia  Enciclopedia Libera