Oriana Fallaci e Tiziano Terzani sono stati due grandissimi giornalisti e scrittori. Accomunati dalla stessa terra nativa, la Toscana, con i suoi vigneti, il suo Chianti e le sue meraviglie artistico-culturali, soprattutto nell’ultimo periodo della loro vita, scossi dall’attentato alle Torri Gemelle di New York – avvenuto quel disastroso 11 settembre del 2001 – hanno assunto posizioni opposte in merito alla possibilità di una jihad, o Guerra Santa, tra noi occidentali e i fondamentalisti islamici, oggi diremmo dell’Is. A quei tempi il loro capo di Al-Qaida Bin Laden.

Oriana Fallaci quell’11 settembre 2001 si trova a New York e, come tutti, verso le nove del mattino, rimane pietrificata davanti alla televisione a seguito della visione di quel disastro. Uomini e donne che pur di non morire incendiati preferiscono, in preda al panico, buttarsi dal novantesimo piano della torre, pompieri che, in seno al loro orgoglio di appartenenza al Paese e a loro senso del dovere, rischiano la vita pur di salvare qualche anima ancora viva, gente che urla e allo stesso tempo piange dal dolore. Oriana scende subito dalla sua casa a Manhattan e si riversa sulla strada raggiungendo di corsa il World Trade Center. Scossa dallo scenario raccapricciante che appare ai suoi occhi increduli e rabbiosi, torna in stanza e scrive “La Rabbia e l’Orgoglio”, un testo che manda al Corriere della Sera, diretto da Ferruccio de Bortoli, che le riserva diverse pagine sul giornale. Il testo appare il 29 settembre del 2001. Oriana, su questo scritto, sfoga tutta la sua rabbia, il suo ribrezzo per i “figli di Allah”, il suo amore per gli americani e il loro Paese. Scriverà queste parole: «Dunque ascoltatemi bene, seguaci d’un dio che raccomanda l’occhio-per-occhio-e-il-dente-per-dente. Io non ho vent’anni ma nella guerra ci sono nata, nella guerra ci sono cresciuta, di guerra me ne intendo. E di coglioni ne ho più di voi che per trovare il coraggio di morire dovete ammazzare migliaia di creature incluse le bambine di quattro anni. Guerra avete voluto, guerra volete? Per quel che mi riguarda, che guerra sia. Fino all’ultimo fiato». Sono senza dubbio parole molto forti. Lei affronta, non solo in questo libro, il discorso che la religione islamica è molto diversa da quella occidentale. I terroristi, secondo lei, arriveranno a colonizzare l’intero mondo, distruggeranno tutti i patrimoni artistici della nostra amata Italia, imporranno la loro etica e i loro modi di pensare, anche a noi. Ovviamente, dietro queste frasi, apparentemente irrisorie, Oriana ha testimoniato e raccontato una serie di situazioni che inevitabilmente l’hanno portata a pensarla e scriverla in questa maniera.

Tiziano Terzani, dopo aver letto il Corriere della Sera del 29 settembre, si è fatto promotore di tutti quei lettori che sono rimasti un attimo perplessi e oserei dire preoccupati dalle parole della Fallaci. Preoccupato lo è in particolare Terzani che, nella sua lettera scritta ad Oriana, a Firenze, il 4 ottobre 2001, scrive: «Pensare quel che pensi e scriverlo è un tuo diritto. Il problema è però che, grazie alla tua notorietà, la tua brillante lezione di intolleranza arriva ora anche nelle scuole, influenza tanti giovani, e questo mi inquieta». Secondo Terzani, pacifista convinto, il problema del terrorismo non si risolverà uccidendo i terroristi, ma eliminando le ragioni che li rendono tali. Parla anche del tanto ricercato petrolio. Sostiene infatti che il grande interesse per l’Afghanistan, suscitato nell’ultimo periodo dagli Stati Uniti, «è legato al fatto d’essere il passaggio obbligato per qualsiasi conduttura voglia portare le immense risorse di metano e petrolio dell’Asia centrale verso il Pakistan, l’India e da li nei paesi del Sud-Est asiatico». Arrivando al concretizzarsi dell’ipotesi, più che valida, da tenere in considerazione, che dietro ai grandi discorsi sulla necessità di proteggere la libertà e la democrazia, che la Fallaci ha tanto esaltato, l’imminente attacco contro l’Afghanistan nasconda anche altri interessi. Terzani, nella lettera, si mostra aperto all’apprendimento nelle scuole dell’arabo come del giapponese e dell’inglese, quest’ultimo già da tempo diffuso. Per Terzani il terrorista non è, quindi, solo l’esecutore materiale dell’attentato ma può essere considerato tale anche «l’uomo d’affari che arriva in un paese povero del Terzo Mondo con nella borsetta non una bomba ma i piani per la costruzione di una fabbrica chimica che, a causa di rischi di esplosione e inquinamento, non potrebbe mai essere costruita in un paese ricco del Primo Mondo». Tiziano saluta Oriana augurandole con tutto il cuore di trovare pace. «Perché se quella non è dentro di noi non sarà mai da nessuna parte».

Chissà oggi, a fronte degli ultimi orrori, che posizioni assumerebbero questi due mostri sacri del giornalismo. Credo che Oriana Fallaci si sarebbe avvelenata ancor di più. Non escludo l’opzione che sarebbe potuta essere bersaglio di un attentato, come i vignettisti della redazione francese di Charlie Hebdo. Il Terzani avrebbe trovato un modo elegante per continuare a professare quel valore che oggi, come sempre da anni, i potenti e, di conseguenza anche noi cittadini, tendiamo a non rispettare, valorizzare e prendere in considerazione: la Pace.

A seguito delle questioni di Parigi, il nome di Oriana Fallaci è apparso su tutti i giornali e su tantissimi post facebook e tweet. Viene considerata una profeta per ciò che ha detto sul fondamentalismo islamico e su ciò che si sta avverando. Effettivamente una grande scrittrice e giornalista come lei, reduce da centinaia di reportage e interviste nei posti più disparati del Medio Oriente e, più in generale, del mondo, merita di essere ascoltata e studiata. Ciò che più mi fa rabbia è quanto persone ignoranti, come Salvini, si siano sciacquate la bocca citandola e facendone campagna elettorale. Sono sicuro che Salvini non ha letto neanche un libro della Fallaci. Per inserire citazioni, frasi e discorsi di una scrittrice, di un cantante o di una poetessa, bisogna conoscerla bene e bisogna aver letto tante sue opere. In questo modo si può delineare un profilo completo e poter fare delle critiche o esprimere giudizi. Gli ignoranti sparlano senza conoscere.