La Chiesa di Cosa Nostra

La religione è stata spesso uno strumento di rieducazione e di insegnamento per centinaia di ragazzi che vivono per strada, in famiglie ben lontane dal senso di legalità e di dovere nell’educazione di un figlio. Don Pino Puglisi, ad esempio, a Brancaccio , un quartiere disastrato e malfamato di Palermo, ha cercato di dare a quei ragazzi un’ alternativa alla strada della delinquenza, dello spaccio, dell’omicidio. Con lo stesso intento era partito Don Peppe Diana che si oppose fermamente al volere del Clan dei Casalesi, uno dei più potenti mai esistiti, creando attività con i ragazzi di Casal di Principe, condividendo pensieri, valori, ed emozioni nell’oratorio del paese. Queste due figure fanno parte della categoria delle “persone scomode” alla mafia ed è per questo che vennero uccisi.

Purtroppo però non sono tutti coraggiosi come Don Puglisi e Don Diana; infatti in passato la chiesa ha stretto un forte legame con la mafia.

Numerose erano le devozioni ad opera di mafiosi. Tra i nomi più illustri citiamo Frank Coppola, Cesare Manzella, Jimmy Quarasano, John Priziola e Samuel Rizzo Decavalcante.

Il primo collaboratore di giustizia a parlare di questi fatti è stato Frank Scarabino:<<Ricordo in particolare almeno tre diversi ricevimenti organizzati dal Ribera Social Club di Elizabeth in diversi locali affiliati per l’organizzazione. Ogni tavolo versava la somma di 10.000 dollari destinata apparentemente all’orfanotrofio di Ribera. In realtà l’orfanotrofio viene utilizzato già da circa 30-40 anni come struttura di copertura per il riciclaggio di denaro provento del traffico di stupefacenti.>>

Un altro aspetto che conferma il rapporto tra Mafia e Chiesa sono le confraternite che prendono possesso delle processioni religiose. A Polsi non tutti potevano avvicinarsi alla statua della Madonna. Potevano farlo solo gli affiliati o chi era da loro autorizzato.

La processione è diventata spesso il momento e il luogo dove è possibile ostentare la potenza individuale e familiare e soprattutto dare un segno del potere che ha una famiglia mafiosa sul territorio, a tal punto da far fermare una processione davanti alla casa di un boss come,ad esempio, per festeggiare l’uscita dal carcere di Giuseppe Mangion, nel 2004, il Fercolo di sant’Agata ha fatto una prolungata sosta fuori programma davanti i balconi della sua abitazione.

Stanislao Rampolla del Tindaro, delegato di pubblica sicurezza, appena arrivato a Marineo, si accorge che la Confraternita del SS. Sacramento di Marineo, un grosso centro che da Palermo conduce a Corleone, non è altro che parte di un più complesso e articolato sodalizio di tipo mafioso, con a capo il sindaco dell’ epoca.

Secondo i documenti del secolo, valorizzati e rinvenuti da Giovanni Fiume , Il partito mafioso guidato dal sindaco

<<veste gli abiti religiosi della congregazione del SS.Crocifisso, composta dalla stessa quarantina di “cattivi soggetti, ammoniti, processati per sodalizio criminoso”, guidati dal sacerdote Ciro Romeo, anch’egli pregiudicato e uomo di fiducia del Calderone. Le riunioni si tengono nella chiesa di S.Anna.>>

Testimoni raccontano di aver assistito personalmente alla celebrazione di una Via Crucis officiata in forma privata, presso la residenza della famiglia Bontate a Fondo Magliocco. Una liturgia come le altre. All’arrivo del sacerdote, accompagnato dai chierichetti, la celebrazione ha avuto inizio, con la partecipazione di uomini, donne e bambini.

Anche la mafia, come la religione, rispetta un regolamento basato su 10 punti:

  1. Non ci si può appropriare di soldi che sono di altri e di altre famiglie
  2. Quando si è chiamati a sapere qualcosa si dovrà dire la verità
  3. Si deve portare rispetto alla moglie
  4. Si rispettano in maniera categorica gli appuntamenti
  5. Si ha il dovere in qualsiasi momento di essere disponibile a Cosa nostra
  6. Non si frequentano né taverne né circoli
  7. Non si fanno comparati con gli sbirri
  8. Non si guardano mogli di amici nostri
  9. Non ci si può presentare da solo ad un altro amico nostro se non è un terzo a farlo
  10. Viene posto un veto all’ingresso dell’organizzazione per chi ha tradimenti sentimentali in famiglia, chi ha parente stretto nelle varie forze dell’ordine chi ha un comportamento pessimo e chi non tiene ai valori morali.

Matrimoni, battesimi e funerali finiscono con l’essere occasioni importanti per consolidare all’interno i rapporti tra le famiglie mafiose e per coltivare, all’esterno quell’apparenza di normalità e di rispettabilità che esce sicuramente rafforzata dalla legittimazione del rapporto instaurato con la Chiesa.

Gioacchino Pennino, medico di Cosa nostra, collaboratore di giustizia, ha messo in evidenza il rilievo attribuito a dette cerimonie non riguardanti tanto il momento liturgico, quanto il fatto che esse costituiscono occasioni di incontro tra famiglie mafiose. La preghiera e la dimensione del sacro hanno una rilevanza solo contingente e momentanea.

Concludendo, la mafia sin dagli inizi del ‘900 ha stretto in campo religioso, politico, con l’America durante lo sbarco in Sicilia,per quanto riguarda il traffico di stupefacenti con tutto il mondo, dalla Colombia alla Serbia.

“Entrare a far parte della mafia equivale a convertirsi a una religione. Non si cessa mai di essere preti. Né mafiosi.” (Giovanni Falcone, Cose di Cosa Nostra, 1991)

FONTI: “La Mafia devota” di Alessandra Dino (Ed. Laterza, p.303)

I commenti sono chiusi.