L’Antimafia che vorrei

La parola antimafia abbonda purtroppo sulla bocca non solo degli stolti, ma a volte su quella dei collusi con la mafia. Tutti ne abusano e la predicano, come fosse una parolina magica da dire per risolvere un problema. L’Antimafia non si fa di certo scrivendo No alla mafia sui muri oppure svegliandosi solo qualche settimana prima della Marcia in memoria delle vittime della mafia organizzata da LIBERA. Libera, come tantissime altre associazioni a livello nazionale, sono importanti perché sono appunto associazioni organizzate e quindi gestiscono meglio – o almeno così dovrebbe essere – le iscrizioni, i beni confiscati ai mafiosi, in generale tutte le news e le attività che riguardano, a caratteri generali, la lotta alla criminalità organizzata. Ma non è condizione necessaria quella di essere associato o di frequentare associazioni, anzi! L’antimafia che vorrei deve partire dal singolo cittadino, dalla società in generale.

mafia

Deve concretizzarsi attraverso l’organizzazione di incontri culturali, presentazioni di libri, cineforum, cortei e manifestazioni. Ancor più deve essere fatta un’importante campagna interventistica sul web e sui social network. Bisogna quindi impegnarsi a piene forze nel condividere sempre più gli scandali mafiosi e criminali che “caratterizzano” purtroppo il nostro Paese. Inoltre, è fondamentale ricordare con una certa costanza le vittime della mafia, gli innocenti che sono stati crivellati da decine di proiettili o che sono saltati in aria a causa di chili di tritolo. In generale deve esserci un interesse tale da prendere iniziative personali ogni qualvolta si ha la voglia o il bisogno. Ad esempio, l’iniziativa di comprare un saggio piuttosto che il solito romanzetto da quattro soldi, l’iniziativa di uscire e gridare per strada “la mafia è una montagna di merda” – come fece coraggiosamente Peppino Impastato negli anni ’60’70 -, l’iniziativa di informarsi sulle tematiche mafiose navigando su internet, l’iniziativa di mandare una lettera di sostegno ad un imprenditore piuttosto che ad un giornalista o ad un politico minacciato dalla mafia. Se non ingrana questo meccanismo, non riusciremo mai a fare il grande passo in avanti. Continueremo a piccoli e infiniti passi. Non possiamo più affidarci alle forze dell’ordine, alla magistratura, ai giornalisti e sperare che risolvano da soli il problema. Loro sono fondamentali ma ci deve essere necessariamente un’importante collaborazione e coalizione con la parte onesta della società. Fondamentale è, inoltre, lavorare nelle scuole, educando il bambino, che diventerà un cittadino “votante”, al valore della legalità.

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