Lettera ai giovani

Care ragazze e cari ragazzi,

ho deciso di scrivervi una lettera. Leggetela, è importante. Se avete cinque minuti liberi, vorrei parlarvi di come si è evoluta la mafia, di quanto oggi è presente sul territorio e di come fa affari e si destreggia agli occhi ciechi, indifferenti e ingenui della gente. Prima però un po’ di storia, altrimenti ci dicono che siamo ignoranti.

Quando parliamo di mafia ci riferiamo all’insieme delle criminalità organizzate presenti nella nostra Penisola: da Cosa Nostra alla Camorra, dalla ‘Ndrangheta alla Sacra Corona Unita, dalla Stidda alla Anonima Sequestri.

Se pur con qualche differenza, la mafia si impegna a rispettare delle regole, dei comandamenti. Nel covo di Salvatore Lo Piccolo, boss di Cosa Nostra, fu trovato un decalogo del “perfetto mafioso”:

1) Non ci si può presentare da soli ad un altro amico nostro, se non è un terzo a farlo. Questo, ovviamente, salvaguarda il rapporto.

2) Non si guardano mogli di amici nostri.

3) Non si fanno comparati con gli sbirri.

4) Non si frequentano né circoli né taverne. Questo mira a mantenere una certa “serietà professionale” e segna un distacco tra l’uomo d’onore e il balordo ubriacone che fa parte della criminalità comune, che comprende scippatori e ladri, tenuti a versare il 50% dei loro guadagni all’organizzazione.

5) Si è il dovere in qualsiasi momento di essere disponibile a Cosa Nostra. Anche se ce la moglie che sta per partorire.

6) Si rispettano in maniera categorica gli appuntamenti.

7) Si ci deve portare rispetto alla moglie. Questo comandamento non è stato sempre rispettato. Ci sono state ad esempio diverse donne che, stanche di un clima familiare mafioso in cui erano trattate come delle serve dal marito e dai figli, hanno deciso di fuggire o collaborare con la giustizia. Un esempio è quello di Lea Garofalo, testimone di giustizia, che denunciò alcune faide interne tra la sua famiglia e quella del suo ex compagno Carlo Cosco. Per questo fu uccisa dalla ‘Ndrangheta.

8) Quando si è chiamati a sapere qualcosa si dovrà dire la verità.

9) Non ci si può appropriare  di soldi che sono di altri e di altre famiglie.

10) L’organizzazione pone un veto su “chi ha un parente stretto nelle varie forze dell’ordine”, su “chi ha tradimenti sentimentali in famiglia” e infine su “chi ha un comportamento pessimo e che non tiene ai valori morali”. Effettivamente non viene accettata l’affiliazione a Cosa Nostra per un parente di un membro delle forze dell’ordine. Bisognerebbe chiarire cosa intendono i mafiosi per “comportamento pessimo” e “valori morali”. Sicuramente no come lo intendiamo noi. Io reputo “comportamento pessimo” qualsiasi forma di violenza e di rispetto mancato verso il prossimo. Per “valori morali” quello della famiglia, dell’amore, del rispetto e della fede. Valori che ai mafiosi non appartengono.

Il rito dell’affiliazione, comune in tutte le mafie, – in Cosa Nostra prende il nome di “punciuta“-  consiste essenzialmente nel pungere il dito con cui si spara con una spina di arancio amaro o con un’apposita spilla d’oro e far recitare all’iniziato alcuni giuramenti per poi bruciare una immagine sacra, giurando di bruciare se ci fosse stato un tradimento. Il tutto alla presenza di diversi uomini d’onore. Numerose sono state le affiliazioni in carcere.

E’ molto importante conoscere chi ha combattuto la mafia ed è morto per difendere i valori della legalità, della libertà e della giustizia. Sono oltre 900 le vittime di mafia tra membri delle forze dell’ordine, sacerdoti, magistrati, giornalisti, imprenditori, impiegati, commercianti e innocenti. Quindi non imparare i nomi a memoria ma conoscere cosa di concreto hanno fatto e che insegnamento possiamo trarre dal loro lavoro e dal loro impegno.

Anche la Chiesa, in parte, ha avuto la propria responsabilità nell’affrontare la questione mafiosa e ha dato, spesso, il proprio consenso in questi anni. Non dimentichiamo le processioni patronali, divenute un’occasione di incontro tra clan, con la statua che si ferma davanti alla casa del boss. A Polsi, vicino al paesino calabrese di San Luca, ad esempio, non tutti potevano avvicinarsi alla statua della Madonna. Potevano farlo solo gli affiliati o chi era da loro autorizzato. Matrimoni, battesimi e funerali sono occasioni importanti di incontro per i mafiosi. Qualche giorno fa c’è stato lo scandalo del funerale a Vittorio Casamonica, capomafia dell’omonima famiglia di Roma. Ovviamente non tutta la Chiesa è mafiosa. Esempi sono Pino Puglisi e Pepe Diana, due sacerdoti uccisi dalla mafia per essersi opposti ai soprusi e per aver offerto ai ragazzini un’alternativa al crimine.

Non parliamo della Terra dei Fuochi, per favore. Ho il disgusto solo al pensiero di quelle bestie dei Camorristi. Da Schiavone a Iovine, da Zagaria a Bidognetti. Dimenticavo, non abbiate paura di fare i nomi e i cognomi di questi PDM, pezzi di merda. Loro hanno tanta paura della divulgazione e della diffusione.

Ragazzi, quando parliamo di mafia dobbiamo necessariamente associarla alla politica. Pensate che il superboss Salvatore Riina, in una conversazione con il boss Salvatore Cancemi, disse: “Senza i rapporti con il potere, Cosa Nostra sarebbe solo una banda di sciacalli”. Ecco. Tutto qui. Pensate che Pippo Fava, giornalista ucciso dalla mafia, fu uno dei primi che negli anni ’70-’80 denunciò apertamente questo tipo di collusione dicendo: “I mafiosi stanno in Parlamento”. I rapporti tra mafia e politica ci sono sempre stati. Già Gaetano Mosca, politologo vissuto tra fine ‘800 ed inizio ‘900, ci descriveva la Sicilia come una terra mafiosa, con questo Spirito di Mafia che aleggiava tra i siciliani. Parlava già del concetto di omertà, “quella regola secondo la quel è atto disonorevole dare informazioni alla giustizia in quei reati che l’opinione mafiosa crede si debbano liquidare fra la parte che ha offeso e quella offesa”. Già scriveva dei rapporti di collusione e protezione che vigevano tra i mafiosi e gli altolocati, con l’occasione d’oro per i mafiosi delle elezioni elettorali per piazzare il proprio candidato. Nella storia questa occasione non se la sono mai fatta sfuggire, anzi!

La mafia ama stringere rapporti con i politici e con gli imprenditori per poter assicurarsi potere e affari. Inoltre fattura miliardi e miliardi sul traffico di stupefacenti e di armi, sulla prostituzione, sul racket, sugli appalti e sui rifiuti.

L’Italia è, purtroppo, un Paese di pecoroni. Quindi di persone che seguono la massa e il vento della bandiera. Inoltre, la maggior parte degli italiani è abituata a parlare e a lamentarsi ma non è minimamente disposta a fare qualcosa per cambiare la situazione in cui si trova. Noi giovani siamo gli unici che possiamo e dobbiamo far qualcosa di concreto. Paolo Borsellino, magistrato ucciso dalla mafia, diceva: “Se la gioventù le negherà il consenso, anche l’onnipotente e misteriosa mafia svanirà come un incubo”.

Mi son fatto un’idea e ho scritto alcuni punti fondamentali su cui potremmo agire per cambiare il Paese. Eccoli:

  • Informiamoci sulle tematiche attuali, leggendo libri, giornali, partecipando a conferenze e presentazioni. Una società colta è una società forte, culturalmente ed economicamente. Quindi impariamo anche ad amare le materie scolastiche, non come delle nozioni da apprendere, ma come degli insegnamenti. ‘Prendete per le palle’ quei professori che non hanno voglia di insegnare. Assorbite loro ogni energia, ogni nozione. Non fatevi sfuggire niente! Inoltre, non diamo alla mafia il consenso ma il dissenso! Dissentiamo da questi ‘guappi di cartone’, da questa gente senza spina dorsale e senza cuore. Da queste “persone” che non hanno avuto scrupoli a sciogliere nell’acido il piccolo Giuseppe di Matteo, ad uccidere tantissimi ragazzi, tantissima brava gente, spesso innocente, a far morire numerose persone e compaesane nella Terra dei Fuochi. Vomitiamo veleno, ogni giorno, per strada, sui social, con gli amici, su questi “uomini d’onore” – di onore hanno ben poco – che non meritano il minimo rispetto.
  • Manteniamo la memoria e alto l’onore di tutte le persone che sono state uccise dalla mafia, molte delle quali hanno combattuto per la nostra libertà e per regalarci un futuro migliore. Sono morti per noi ! Quindi, perché no, partecipare alla Marcia contro la Mafia organizzata da LIBERA, facendo sentire la nostra voce. Quella marcia però non deve essere fine a se stessa, ma  deve essere un punto di partenza. Ed è necessario che ci sia un’importante spinta da parte dei professori e del preside.
  • Troviamo il coraggio di denunciare. Denuncia, che parolone. L’uomo, per sua natura, è portato a trovare le condizioni di vita migliori, magari con lo smartphone d’ultima generazione, con i vestiti firmati, con l’alcool ed il fumo in abbondanza, con centinaia di amici, di ragazze/i, di interessi e robe varie. A maggior ragione in gioventù. Chi ce lo fa fare a metterci in “condizioni disastrose”, rimanendo da soli, abbandonati con una scorta, seppure, rischiando ogni giorno la vita. E’ lecito pensare ad una cosa del genere, non lo metto in dubbio. Eppure pensate a tutti i magistrati, i giornalisti, i membri delle forze dell’ordine che tutt’ora denunciano la mafia, facendo il proprio lavoro. Cosa faremmo senza di loro? Lo so vi sto chiedendo troppo, me ne rendo conto. E’ un impegno importante. Anche qui c’è una via di mezzo. Continuare a fare la propria vita cercando però di non rimanere completamente indifferenti. Quindi cercare sempre la via dell’onestà, del dissenso e del disprezzo verso ogni forma di violenza e di illegalità.

Vi ringrazio per l’attenzione, un abbraccio.

 

Francesco Saverio Mongelli

P.S. Se volete un consiglio su qualche libro da leggere per ampliare gli argomenti a cui ho fatto riferimento scrivetemi senza problemi.

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