Onore a GIOVANNI FALCONE

Onore a Giovanni Falcone (1939-1992) – Magistrato, vittima di Mafia.

Non c’è uomo in Italia che non conosca Giovanni Falcone e il suo impagabile lavoro di giudice nella lotta alla Mafia. E’ stato membro del pool antimafia, istituito da Caponnetto, insieme ad altri importanti magistrati come Paolo Borsellino. Falcone e Borsellino sono stati due acerrimi nemici della Mafia che andavano a tutti i costi eliminati. Giovanni Falcone, infatti, venne assassinato il 23 maggio del 1992 nella Strage di Capaci. Cinque quintali di tritolo esplosi sull’autostrada A29, vicino Capaci, fecero saltare in aria i corpi di Giovanni Falcone, di sua moglie Francesca Morvillo e di tre agenti della scorta, Vito Schifani, Rocco Dicillo Antonio Montinaro. ONORE anche a loro! Gli unici sopravvissuti furono Paolo Capuzza, Angelo Corbo, Gaspare Cervello e Giuseppe Costanza.

Quello che purtroppo molti non conoscono è il lavoro di calunnia fatto nei confronti di Falcone negli anni prima della sua morte.

Il pool antimafia, negli anni ’80-’90, riuscì a  chiudere il più grande Maxiprocesso fatto a Cosa Nostra: 19 ergastoli, 2665 anni di carcere per 339 imputati. La reazione della gente di Palermo davanti a questi incredibili dati non fu sempre positiva. E’ il caso, ad esempio, di una lettera inviata al “Giornale di Sicilia”, nell’aprile del 1985, da una lettrice che si lamentava della confusione dovuta alle misure di sicurezza prese a protezione dei magistrati; nella lettera la lettrice invitava gli “egregi signori” (i magistrati) ad andare a vivere nelle villette alla periferia di Palermo. Follia pura!!

In sostituzione dell’ormai anziano Caponnetto, a capo del pool antimafia bisognava nominare un magistrato tra Giovanni Falcone e Antonino Meli. Nel 1987 il Consiglio Superiore della Magistratura nominò Meli. La scelta di Meli, genericamente motivata con l’anzianità di servizio piuttosto che per la maggiore competenza effettivamente maturata da Falcone, accese amare polemiche e venne interpretata come una possibile rottura dell’azione investigativa; inoltre rese Falcone un bersaglio molto più facile per la mafia. Borsellino stesso aveva lanciato a più riprese l’allarme a mezzo stampa, rischiando conseguenze disciplinari.

Il 21 giugno del 1989 Falcone subì un attentato che per fortuna fallì: “Significa che per essere credibili bisogna essere ammazzati in questo Paese? Questo è il Paese felice in cui, se ti pone una bomba sotto casa e la bomba per fortuna non esplode, la colpa è tua che non l’hai fatta esplodere”. (G.Falcone)

Anche Leoluca Orlando attaccò duramente Giovanni Falcone accusandolo, durante una trasmissione in TV nel 1990, di aver “tenuto chiusi nei cassetti” una serie di documenti riguardanti i delitti eccellenti di mafia. Venne accusato  di collaborare con Andreotti e con Cosa Nostra, anche da esponenti di sinistra. Dopo la sua morte, ovviamente, le critiche cessarono.

Ilda Bocassini, pm di Milano, riassume tutta la vicenda di Falcone in un’intervista a “Repubblica” in occasione dei 10 anni dalla morte:

Non c’è stato uomo in Italia che ha accumulato nella sua vita più sconfitte di Falcone. […] Bocciato come consigliere istruttore. Bocciato come Procuratore di Palermo. Bocciato come candidato al Csm, e sarebbe stato bocciato anche come procuratore nazionale antimafia, se non fosse stato ucciso. […] Eppure […] ogni anni si celebra l’esistenza di Giovanni come fosse stata premiata da pubblici riconoscimenti o apprezzata nella sua eccellenza. Un altro paradosso. Non c’è stato uomo la cui fiducia e amicizia è stata tradita con più determinazione e malignità.

Tutti, quindi, devono sapere che Giovanni Falcone è stato ammazzato due volte: dalla mafia e da una parte del Paese che comprende alcuni magistrati, parte dell’opinione pubblica e alcune testate giornalistiche siciliane.

QUI SOTTO RIPORTO ALCUNE DELLE SUE PIU’ CELEBRI CITAZIONI. INVITO TUTTI A LEGGERE QUESTE FRASI E A MEDITARCI SU.

“In Sicilia la mafia colpisce i servitori dello Stato che lo Stato non è riuscito a proteggere”.

“La mafia è un fenomeno umano e come tutti i fenomeni umani ha un principio, una sua evoluzione e avrà quindi anche una fine”.

“Bisogna rendersi conto che la mafia è un fenomeno terribilmente serio e grave, e che va combattuto non pretendendo l’eroismo di inermi cittadini, ma coinvolgendo nella lotta le forze migliori delle istituzioni”.

“La mafia, lo ripeto ancora una volta, non è un cancro proliferato per caso su un tessuto sano. Vive in perfetta simbiosi con la miriade di protettori, complici, informatori, debitori di ogni tipo, grandi e piccoli maestri cantori, gente intimidita o ricattata che appartiene a tutti gli strati della società. Questo è il terreno di coltura di Cosa Nostra con tutto quello che comporta di implicazioni dirette o indirette, consapevoli o no, volontarie o obbligate, che spesso godono del consenso della popolazione”.

” Si muore generalmente perché si è soli o perché si è entrati in un gioco troppo grande. Si muore spesso perché non si dispone delle necessarie alleanze, perché si è privi di sostegno. In Sicilia la mafia colpisce i servitori dello Stato che lo Stato non è riuscito a proteggere”.

“Il sospetto è l’anticamera della calunnia”.

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