Rosario Livatino: l’impegno e il coraggio di un “giudice ragazzino”

Care ragazze e cari ragazzi,

oggi vi racconto la storia di Rosario Livatino, magistrato ucciso dalla Stidda 35 anni fa. Nato a Canicattì il 3 ottobre 1952, si diplomò al liceo classico Ugo Foscolo e nel 1971 si iscrisse alla facoltà di Giurisprudenza, laureandosi quattro anni dopo. Nel 1978 entrò in magistratura presso il Tribunale di Caltanisetta. Nel 1979 diventò sostituto procuratore presso il tribunale di Agrigento e ricoprì la carica fino al 1989, quando assunse il ruolo di giudice a latere.

Il 21 settembre 1990, a causa dei duri provvedimenti presi ai danni di alcuni boss locali, venne ucciso sulla SS640, mentre si recava al tribunale di Agrigento, da alcuni sicari della Stidda, organizzazione mafiosa in contrasto con Cosa Nostra.

C’è da dire che otto mesi dopo la morte di Livatino, l’allora presidente della Repubblica Francesco Cossiga definì “giudici ragazzini” una serie di magistrati neofiti impegnati nella lotta alla mafia:

« Possiamo continuare con questo tabù, che poi significa che ogni ragazzino che ha vinto il concorso ritiene di dover esercitare l’azione penale a diritto e a rovescio, come gli pare e gli piace, senza rispondere a nessuno…? Non è possibile che si creda che un ragazzino, solo perché ha fatto il concorso di diritto romano, sia in grado di condurre indagini complesse contro la mafia e il traffico di droga. Questa è un’autentica sciocchezza! A questo ragazzino io non gli affiderei nemmeno l’amministrazione di una casa terrena, come si dice in Sardegna, una casa a un piano con una sola finestra, che è anche la porta. » No Comment!

Papa Giovanni Paolo II, in un discorso nella Valle dei Templi, il 2 maggio 1993, esortò i mafiosi alla conversione attraverso queste famosissime parole: “Dio ha detto una volta: non uccidere. Non può l’uomo, qualsiasi uomo, qualsiasi umana agglomerazione, mafia, non può cambiare e calpestare questo diritto santissimo di Dio. Lo dico ai responsabili: convertitevi! Un giorno verrà il giudizio di Dio!”

«Abbiamo scoperto dopo che Livatino andava, in gran silenzio, con grande umiltà, dal suo Procuratore Capo, a dire: “dottore, quel fascicolo lì, con quei nomi lì, non lo dia ai miei colleghi che sono sposati e hanno dei figli”. Un atto d’amore, un atto d’amore. E saranno quei nomi che lo uccideranno.» (Don Luigi Ciotti)

Rosario Livatino è un esempio di coraggio, di onestà e di impegno professionale.

« Quando moriremo, nessuno ci verrà a chiedere quanto siamo stati credenti, ma credibili. » (Rosario Livatino, da alcuni appunti)

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