Un breve consiglio, spero utile, ai chitarristi “classici”.

Intraprendendo il percorso della chitarra classica i chitarristi detti “classici”, vengono a contatto, sin dall’inizio, con le diteggiature. Nella prima parte dell’apprendimento – quella che va da un livello elementare ad un livello medio, che potrebbe essere equiparato con gli studi di Giuliani, Carulli, Carcassi e Sor – abbiamo effettivamente bisogno di leggere le note con le diteggiature, sulle corde e sui tasti.

Nei decenni che ci hanno preceduto, ed ancora oggi, le edizioni musicali sono in continua evoluzione. Le revisioni si aggiornano, a pari passo con le tecniche della mano destra, con le esigenze moderne, compresa la comodità di alcune posizioni tecniche sullo strumento.

Andres Segovia, illustre chitarrista e compositore del novecento, è stato uno dei più importanti trascrittori e revisori del repertorio chitarristico e non solo, degli anni che lo hanno preceduto. Celebri sono – tra le tante – le trascrizioni di famosi brani di Albeniz o la scelta di studi di Sor, suonata e studiata da tutti i chitarristi.

Eppure, nel caso della raccolta dei venti studi di Sor, e anche in molte altre composizioni, Segovia compie alcune variazioni all’originale. Non si è limitato solo a diteggiarle ma anche a modificarne diverse note ed abbellimenti musicali. D’altronde era Segovia e se lo poteva permettere…

Soffermandomi su Sor, mi chiedo il perché si studi solo la raccolta dei venti studi di Segovia. Nell’edizione Segovia scelse brani dalle opere 6, 29 , 31 e 35, tralasciandone molti altri, al contempo validi ed interessanti. Per quanto riguarda i venti studi, presenti da anni nei programmi d’esame dei Conservatori italiani e non solo, consiglio l’ottima versione a cura di Stefano Grondona – alunno di Segovia ed tra i più grandi chitarristi viventi al mondo -, per l’editore RICORDI.

Il consiglio principale – motivo di questo articolo – è di studiare, per i ragazzi con un livello già medio-avanzato, dalle prime edizioni originali. Queste edizioni non presentano diteggiature e sono – solo in un primo momento scomode alla lettura – un’occasione per capire gli intenti originali del compositore, soprattutto nel caso di quelli che vanno dal ‘500 al ‘800.

Siamo troppo abituati e viziati dalle diteggiature che non ne riusciamo a fare a meno. Nel caso degli studi di Sor sarebbe interessante analizzare tutte le opere da cui Segovia ha attinto, e non solo, per poi creare una nostra raccolta personale di studi che più ci piacciono.

Concludendo…

Studiare un brano, qualunque esso sia, dall’edizione originale è fondamentale per capire gli intenti compositivi dell’autore, evitando la contaminazione della nostra idea musicale di quel pezzo dal revisore. In più, impariamo a leggere anche senza le diteggiature, abitudine molto utile quando ci si trova a che fare con dei manoscritti.

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